Negli ultimi mesi mi e' capitato di leggere e rileggere piu' volte l'articolo qui sotto.
Mi piace. E' ben scritto, rende bene l'idea di cosa sia il rugby e di quale sia la funzione di ogni ruolo.
..ed e' anche divertente.
Un manifesto di questo magnifico sport.
copiincollo dal forum di
rugby.it, ma lo stesso pezzo si trova anche sul sito del
Tortoreto, e in chissa' quanti altri posti.. :-)
gia' che ci sono, lascio anche un
collegamento ad uno dei tanti siti che permette di comprare, a meno di 10 euro (piu' le spese) il libro dal quale e' tratto, e cioe' "il terzo tempo", di Pastonesi Marco e Pessina Enrico.
ad ogni modo, buona lettura a tutti. :-)
Il rugby non c'e' nulla da fare, e' un gioco straordinario. Niente a che vedere con gli altri, ma no. E' qualcosa che vola piu' in alto, che non si spiega, non lo si capisce senza provare. E' dignita' e disciplina, educazione e onore, fatica e generosita'. E' rispetto per l'avversario in un contesto che mette a dura prova ogni disposizione. E' aggressivita' da scaricare dentro limiti assoluti e precisi che un giocatore si impone da solo, per forza, se vuole essere buono davvero. E poi e' una struttura sociale articolata con tanto di ideologie in cemento armato, di utopie da rincorrere per sempre. Una comunita' che, se funziona, funziona come nessuna e ti porta avanti, nella vita prima che in campionato.
Si gioca in 15.
la mischia 8 uomini, i piu' pesanti, suddivisi per linee. Prima linea: 3 giocatori. Due piloni, il tallonatore in mezzo. Operai, proletariato puro, fanti in trincea, carne da macello. Gente che deve mettere la testa nel mucchio e tenere duro, spalare merda, masticare fango e spingere contro un muro, mai andare indietro perche' se va indietro la prima linea e' finita per tutti, non arriva una verza su qualunque tavola, a cominciare dalla loro. Niente exploit, mattoni da accatastare, uno sull'altro e non e' mai finita. Tornio, fonderia, umilta' e cuore. "Se vai oltre la scuola media, non sei buono per quella roba li'. Scuola dell'obbligo e basta, altrimenti ti monti la testa e chi si e' visto si e' visto" diceva il Mori, il massaggiatore e aveva ragione.
Dietro: 2 giocatori.
Seconda linea.
Terziario arretrato. Alti, per saltare nelle rimesse in gioco, per segnalare velleita' di carriera, arraffare nel cielo 'ste palle benedette e difenderle, fare muro, argine, stare li' dove sono nati anche se vorrebbero venire via dai sobborghi e tentare di fare carriera, di abitare in centrocitta'.
Terza linea: 3 giocatori. Emigranti,
malavitosi, una razza che fa fortuna ma che resta attaccata ai bassifondi, alle origini, alla mischia, dove torna dopo le scorribande con la spider rossa, per spingere, come facevano prima, come hanno sempre fatto e faranno per tutta la vita.
Forti ma non pesanti, potenti e agili, sempre pronti ad arraffare due soldi, a seguire il vento la palla quando c'e' da attaccare, a sostenere le avanzate, a fare punti, a difendere quando si mette male e ci vogliono gli specialisti, loro,
quelli che chiami quando sei disperato e vuoi farla pagare al bastardo che ti ha rubato la donna.
Numero 9:
mediano di mischia. Un sindacalista, il sindacalista dei poveri, della mischia. Quello che tutela gli operai, ma che dagli operai sta un po' a distanza, grazie a loro, sino a quando non e' chiamato all'azione, a guadagnare un metro, un tozzo di pane, un piccolo aumento del salario.
Piccolo, il piu' piccolo di tutti,
una saetta, una faina. Attaccabrighe ma anche furbo, mandato alle riunioni con un compito preciso: portare a casa il massimo, il meglio, approfittare di tutto, di una disattenzione, della stanchezza, di un'incertezza microscopica.
Numero 10: mediano di
apertura. Il sindaco, l'unico che puo' parlare quando vuole e dee avere le idee chiare e le parole giuste per sfruttare il privilegio. Ogni conquista della mischia, ogni palla vinta e' roba sua, come fosse la riserva di grano per l'inverno da destinare ai cittadini, come fosse un patrimonio da amministrare, da investire al meglio.
Testa in primo luogo e poi
rapidita' di decisione, di azione. Distribuire i palloni o andare via da solo, senza esagerare, senza strafare, perche' se fa una cazzata, il sindaco, la pagano tutti ed e' rivoluzione.
Mischia, otto; mediani, due.
Poi ci sono i
trequarti,
fanteria e cavalleria,
impiegati di concetto e laureati. Due centri, due ali.
Veloci, precisi come chirurghi, gente che deve saperla lunga, deve intortare la concorrenza, giocare con la palla, fintare, bucare, fare meta, far fare bella figura a tutti e
fermare quelli della stessa pasta che stanno dall'altra parte e si sono laureati pure loro a pieni voti.
Poi c'e' l'
estremo, solo, in retroguardia, come un poliziotto. Lui vigila, previene, arresta. Deve muovere con l'anticipo giusto, senno' ciao, banca svaligiata. Deve leggere il gioco, stare sveglio anche di notte e se e' il caso avanzare, infiltrarsi, aggredire.
Si passa indietro, per dare un vantaggio a chi gioca contro, nessuno regala nulla, ed e' una guerra, una lotta vera
dove i colpi proibiti non ci stanno, ti sbattono fuori, sputtanato per sempre, anche se l'hai fatto perche' eri esasperato, perche' stavi perdendo di brutto, perche' non ne potevi piu'. Soprattutto, devi pensare agli altri, ai tuoi, alla tua comunita', devi essere pronto a sacrificarti per il bene di un compagno, a morire per produrre un vantaggio. Non c'e' credo politico o sociale che tenga: il rugby funziona nell'amicizia, altrimenti non c'e', proprio non esiste ed e' magico, speciale per questo. Alla fine si forma un corridoio, si applaude chi ha perduto e si beve, ci si scambia la cravatta del club, ci si saluta rendendo l'onore delle armi anche a chi non era in giornata, proprio no, ma in campo e' rimasto sino all'ultimo fischio.