venerdì 10 giugno 2005

..a ognuno la sua privacy..

mentre in Italia la cassazione stabilisce che vi sono dei casi nei quali la privacy del condannato va tutelata (se vengono diffusi gli atti del processo i nomi devono essere omessi) in USA si trova questo servizio (segnalatomi da repubblica.it) in cui su una bella mappa (by google) sono indicati molestatori e violentatori residenti in una zona della florida vicino a tampa.



..e per indicati non intendo che c'e' una freccia con scritto "qui vive un violentatore" ma che ci sono dei palloncini ai quali e' collegata una scheda con nome, cognome, foto, caratteristiche fisiche, tipo di reato...



ecco.. per quanto io sia un amante della libera informazione e che la privacy non sia tra le mie priorita' credo che chi ha messo in piedi quel sito abbia passato il limite.

6 commenti:

  1. che dire.. io sono favorevole al controllo delle mail sul posto di lavoro (o per lo meno non sono contrario).

    Le mail personali vanno mandate da casa, se vuoi sputtanare il tuo capo o i "segreti aziendali" della tua ditta abbi almeno la creanza di farlo a tue spese, da casa tua, durante il tuo tempo libero.



    Questo non prescinde dal fatto che momenti di svago debbano essere possibili anche sul posto di lavoro, ma all'assunzione ti leggi le direttive e sai come comportarti: sono dell'opinione che se la rete e' dell'azienda l'azienda ha diritto di monitore il rispetto delle direttive aziendali come meglio crede.

    (l'ho scritto che la privacy non e' al primo posto delle mie priorita').



    Nota: un sito come quello citato lo potrebbe fare chiunque anche in Italia. Nella maggior parte dei processi nomi e cognomi sono di pubblico dominio, basta che qualcuno si metta a organizzare il lavoro.



    Rimane il fatto che se la giustizia funziona il criminale ha gia' una pena da scontare e la gogna non e' piu' prevista dalla legge da qualche anno.

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  2. Cmq. le leggi sulla privacy sono una palla al piede. Sono un fastidioso costo aggiunto che pesa soprattutto sulle piccole e medie aziende, c'è da diventare matti a fare dichiarazioni e correre dietro a clienti e fornitori.

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  3. Forse qui non si parla più della privacy di una persona...

    Io credo che si vada a sforare nella dignità della persona, che, per carità, in qualità di assassino, di violentatore o di che altro, non ne ha già chissà quanta..però..si etichetta la gente così..e non è giusto

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  4. Kaisentlaia: gia'.. come spesso accade si quando si fanno le leggi si tende a esagerare. Ad esempio a me sembra ovvio che se sto firmando un contratto con te tu abbia il diritto di trattare i miei dati personali per le finalita' connesse al contratto stesso e mi sembra assurdo che deva piazzarci una firma in piu'. Al contrario e' corretto che se tu ti vuoi rivendere i miei dati me lo debba chiedere.



    GDF: hai scritto il mio pensiero meglio di quanto abbia fatto io.

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  5. Eh eh, scusa Kai.



    Ale: in linea etica hai pienamente ragione, il punto è che il tutto si basa sempre sulla fiducia, per come funziona la cosa, chiunque può comunque rivendersi i nostri dati sotto banco.

    Da quello che ho potuto vedere per esperienza personale (almeno nelle piccole aziende) è solo un furto di tempo.

    Poi ok, io ho sempre avuto la fortuna di affiancarmi a persone oneste.

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  6. ..ma il fatto che siano stati venduti "sotto banco" implica un reato che, se scoperto, puo' essere punito.



    c'e' da dire che hanno qualche possibilita' di essere scoperti quelli che si vendono i dati di decine di miglia di persone.. non dei 30 clienti dell'impresina edile..

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